Lucca C&G

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Il freddo pungente della toscana in Ottobre fa da contraltare ad un pallido sole pronto a scaldare la giornata.

Mentre Mina ci accompagna durante la colazione ricordiamo volti ed eventi del nostro recente passato, chissa’ quante fette di torta avrebbe mangiato EOS?

Non so se considerarmi un giovane maturo o uno troppo vecchio, Mattia non ha una risposta e io ho deciso di fregarmene ;)

Dio Bo’ che bello…

….

La domenica mattina ti alzi tardi, sei single, hai inevitabilmente tirato tardi… non c’è nessuno con te in casa, il silenzio e la luce che filtra dai vetri ti fanno capire che è giorno. Nel silenzio la televisione manda le immagini dello sport e spesso a quell’ora è motomondiale. Ti prepari il nescafè ti metti in poltrona e i piloti entrano in casa, ti fanno compagnia sono lì tutti intorno al soggiorno, una compagnia che a molti può sembrare strana e folle ma che non si trova altro modo che definirla se non COMPAGNIA.

Così quest’anno tra le delusioni del dottore e il fastidio degli spagnoli è arrivato prepotente il SIC con quel suo modo di correre, duro e aggressivo che ti faceva pure incazzare quando cadeva per troppa grinta. Ma una posizione in moto che nessuno riusciva a tenere, lo vedevi puntato sui manubri proiettato in avanti per sfruttare ogni metro di staccata forse sempre un pò troppo oltre il bordo ma sempre spettacoalre. Così veloce da infastidire il clan spagnolo all’inseguimento di Stoner, così veloce ma meritarsi il rispetto di tutti i colleghi.

Però lo sapevamo che era la stagione delle prove generali, come per Stoner nel 2006, e che il prossimo anno sarebbe stato scintillante. Duro come pochi in pista, lo aspettavi (come aspetti pochi) per le interviste o le 100 rubriche in cui metteva i ricci….

Come un altro Marco romagnolo nel 2004, così questo Marco se ne va lasciando un piccolo vuoto nel cuore di chi lo sport lo ama e lo segue da appassionato come molti forse non possono capire, come molti forse non riescono a vivere…

Eri un predestinato… quel podio sarà vuoto per sempre.

Indignato?

Giovedì 13 Ottobre la protesta dell’uomo comune dilaga senza sosta da una parte all’altra del globo. Monta inesorabile come una marea, spinta dalla paura di non avere più e la certezza del futuro di non potersi voltare indietro verso il passato.

Il coro urla “is not my debt” (non è il mio debito), mi chiedo se ne siamo sicuri? Quanti di questi che protestano hanno mutui, rate e finanziamenti? molti magari per effimere automobili, elettrodomestici o telefonini. Il debito esiste perchè abbiamo voluto indebitarci, ci siamo fatti prestare i soldi senza preoccuparci da dove arrivassero solo perchè ci servivano. Sembra che in Italia se non ti fai il mutuo per la casa sei un cretino che paga l’affitto… però poi scopri che i tuoi vicini si sono indebitati 30 anni per pagare 60 mq in provincia e passata l’euforia dell’acquisto e dell’arredamento ci sono ancora 358 rate da pagare! e ogni rata vale il 50% dello stipendio. Chi è il cretino oggi? :D Contrarre un debito significa impegnarsi a pagare facendo dei sacrifici, qui tutti vogliono i mutui e 1 mese di ferie all’anno, magari all’estero.

Ovviamente i debiti sovrani sono molto più complessi e l’economia mondiale meriterebbe altri approfondimenti ma il principio di base però è semplice, siamo andati dai ricchi a chiedere i soldi per sentirci meno poveri, promettendo di restituirglieli. Adesso che non ne abbiamo proprio più ci lamentiamo con i ricchi se hanno prestato soldi a tutti e se hanno speculato sui nostri debiti arricchendosi nel comprarli. Quando le banche ci vendevano denaro con offerte mirabolanti come se si trattasse di noccioline non abbiamo protestato… anzi! tutti alle Maldive tanto ci sono le rate della banca che ti aiutano…

Impariamo prima noi a non fomentare una società schiava dei capitali e forse quei capitali non saranno le lapidi delle nostre tombe o i picchetti delle nostre tende.

…non è il mio debito!… (ma non ho fatto nulla per evitare che lo diventasse)

Made in Italy…

Lunedì d’autunno stagione di bolliti, tartufi e castagne. Festeggiamo perchè tra poco saremo aggrediti dal Natale e le sue banalità. Quanto spenderano gli italiani per la cena della vigilia e il pranzo di Natale? Quanto ingrasseranno gli italiani durante le festività? Ci saranno le consuete interviste ai runner che corrono in 2 Gennaio… e precedentemente ovviamente il primo ponte dopo le ferie, con il lunedì 31 Ottobre, fatto di giornalisti agli autogrill ad intervistare geniali compatrioti compressi sulle autostrade. Tutti in fuga perchè stanchi e stressati dal rientro al lavoro.

Questo è il Made in Italy, quello vero, quello reale, quello che siamo capaci di fare. Il Made in Italy proposto dalle TV arriva dall’estero, viene prodotto all’estero e sopravvive solo con i capitali esteri. Apriamo gli occhi! non abbiamo i soldi per sostenere i costi della moda, per sostenere una produzione industriale che scappa lontano (FIAT, DUCATI, etc etc) per avere un Made in Italy come dio comanda. Certo rimane il cibo… ma io sinceramente sono stufo di essere associato al cibo.

L’equazione mondiale è Italiano = Cibo, ma non abbiamo qualcos’altro???

Scambierei tutto il DOC, IGP, DOCP etc etc con pillole proteiche in cambio di nuovi Boccioni, Fontana, Terragni, Rossi, Ferrari, Tenni, Pavese, Manzoni, Berlinguer, Moro, etc etc

Persi tra scenari televisivi strappa coglioni, non siamo più capaci di mostrare quello che siamo, quello che siamo stati!

Nel 2011 Leonado Da Vinci non saremmo più capaci ne di valorizzarlo ne di riconoscerlo, probabilmente gli proporremo un contratto a progetto, probabilmente lavorerebbe per Google a Mountain View.

Ma non preoccupiamoci, c’è sempre un bel salame d’Oca nella cascina dell’oltrepò pavese a farci sentire i migliori del mondo…

Alba buia…

Mi manca il fiato… 7.00 del mattino apro il telegiornale e la notizia ha l’effetto di un Flash, è morto Steve Jobs. Resto senza parole.
Mi accorgo di come negli ultimi 10 anni la mia vita tecnologica sia stata scandita dalle idee dell’uomo di Cupertino. 4 iPod, 2 iBook, 1 Powerbook, 2 Macbook Pro, 2 iPhone.
Nessun acquisto compulsivo, un cambio costante e continuo per vivere la crescita digitale della mia generazione.

Accigliato ripenso alle discussioni in cui banalmente si colloca Apple come un’azienda fashion senza che nessuno riesca a cogliere l’innovazione che risiede dietro ad ogni prodotto.

Chiedetevi quanto la musica di iTunes o le applicazioni dell’App Store abbiano rivoluzionato il nostro modo di vivere il quotidiano tecnologico. Ovviamente questo discorso è riferito a chi non ha paura dei cambiamenti, a chi non dice (in modo banale) che la tecnologia ci aliena o che facebook è una roba stile Grande Fratello.

La visione non è per tutti e nemmeno la capacità di sapere discernere tra l’utile e l’inutile, quello che tutti dobbiamo è un Grazie a chi con le sue idee e i suoi prodotti ha dato un impulso all’evoluzione della nostra generazione. Se sapremo un giorno fare tesoro di questo modo di affrontare il futuro e le scelte, saremo in grado di capire e cogliere l’insegnamento di chi ha sempre pensato che:

…le persone così pazze da pensare di poter cambiare il mondo sono quelle che lo cambiano.

Ancora Grazie Mr. Jobs!

Negativo…

Pensavi di potere uscire e chiudere di scatto, lasciandomi di là come lasci a casa il gatto…

Invece sai cos’è sono più incazzato che mai!

Oggi è lunedì e intorno a me sento solo lamentele e battute scontate, sono 4 ore che mi sto chiedendo se e quanto il fatto che oggi sia il primo giorno di una settimana lavorativa possa incidere sulla mia capacità produttiva.

Che cosa cambia se oggi è lunedì e non venerdì, si è più o meno produttivi in funzione del giorno della settimana in cui lavoriamo? Oppure l’impegno è funzionale alla qualità del lavoro che svolgiamo? Se non vogliamo lavorare, stiamo a casa…. lo stipendio non viene elargito solo per il fatto che ci si presenta in ufficio (definiamo ufficio il luogo di lavoro), lo stipendio viene corrisposto a fronte dell’impegno sul luogo di lavoro.

Successivamente possiamo dire che lo stipendio viene corrisposto perché: “vado a lavorare” + “lavoro con impegno” + “l’impegno profuso genera profitto”.

Vorrei sentire meno lamentele e vedere più impegno, secondo me se ci preoccupassimo meno dell’intorno e del lunedì, ci fregherebbero meno con queste cose della CRISI e delle borse mondiali… perché non avremmo paura di nulla.

Se tutti fossimo forti e certi del nostro impegno lavorativo e della qualità di quanto profuso, come potrebbero spaventarci le scelte degli altri? Le borse mondiali, il cambio internazionale, la fluttuazione del petrolio sono tutte azioni che subiamo, ma non le scegliamo noi!!! Se non scelgo io, non posso essere responsabile del risultato, io sono certo della qualità di quello che faccio e tiro dritto… se lo facessimo tutti non potrebbero prenderci per il culo.

…il debito non l’ho contratto io…

Temo solo Coppi

Non riesco a farmene una ragione, abbiamo intelligenza, connettivita’, idee e futuro e nonostante tutto ci facciamo “fottere” dalla parola CRISI. Ce la vendono come la colpevole di tutti i mali, un sorta di elegante scusa per tutti quelli che scelgono di partire sconfitti in partenza, la CRISI come unica soluzione a tutte le domande.

Ma sessant’anni fa con una desolante ricostruzione i nostri nonni hanno saputotrovare forza e coraggio. Cosa ci manca? Come hanno fatto ad inebetirci al punto tale che cinque misere lettere ci terrorizzano? Perche’ la verita’ in fondo e’ che la crisi fa comodo a tutti, a chi smette d’impegnarsi, a chi non vuole crederci e a chi in fondo puo’ dirci di no senza dovercelo giustificare.

Sembra che tutto quanto di buono ci arriva dal progresso serva solamente a giustificare le difficolta’ e gli imprevisti, dobbiamo avere paura di tutto perche’ tutto cambia. Dobbiamo temere tutto perche’ tutto e’ diverso, la verita’ e’ che e’ piu’ semplice non dover giustificare i fallimenti con argomenti che mettano in luce i nostri limiti.

Tutti temono la CRISI perche’ sono stati educati a non credere in se stessi e nei propri mezzi… Io come si diceva negli anni cinquanta “temo solo Coppi” me ne fotto della crisi e tiro dritto, non sia mai che questo orrendo muro sia una stupida velina dipinta ad arte.

…del resto il debito non l’abbiamo contratto mica noi…

Hello world!

Titolo stupido viene da pensare… invece è una delle frasi più profonde che esistano. Hello world! è la prima riga che ogni programmatore impara a far comparire sul monitor del suo personal computer. Ed è meraviglioso pensare che la prima frase computata da qualsiasi elaboratore, destinato a qualsivoglia funzione, sia un saluto al mondo. Non importa se poi quel computer controllerà le testate nucleari o le funzioni di un robot da cucina, questo è relativo. Sono gli uomini a rendere pericolose le macchine, non sono le macchine ad essere pericolose.

Si vive fisicamente in uno spazio pieno di obblighi e leggi create per rispettarci e convivere, in cui però per fare la pace ci si spara… ormai non facciamo più scelte, ci atteniamo ad un regolamento e lo rispettiamo nel limite del possibile.

L’universo della programmazione è diverso dall’esistente, relativamente giovane, non più di 50 anni e molto più articolato. Si è sviluppato in un mondo evoluto e moderno, ha definito le sue regole partendo da ZERO non ha visto uno stratificarsi di leggi, dogmi e imposizioni, forse dovremmo avere il coraggio di cancellare quello che sappiamo e ripartire da zero… Forse anche la società in cui viviamo potrebbe resettarsi, fermarsi e ripartire al grido di HELLO WORLD! chissà che non emergerebbe l’effimero di tutto quello che facciamo e discutiamo?

“…Strano gioco. L’unica mossa vincente è quella di non giocare. Che ne dice di una bella partita a scacchi?…”

L’inizio…

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Penso spesso all’inizio a prescindere dal cosa. L’inizio come punto di partenza del tutto, lo identifichiamo spesso con date o eventi, un po’ per ricordarlo un po’ per esorcizzarlo senza assaporarne il valore.

Il fatto d’iniziare pero’ non significa per forza che si riuscira’ a terminare… Significa spesso avere il coraggio di provare senza paura delle conseguenze, senza preoccuparsi di fallire.

Le “cose” che arrivano alla fine a volte riescono ad imporsi e a lasciare un segno, a volte sono stupide logiche commerciali a trasformare un incerto inizio in un successo planetario (chiedere al VHS per averne un esempio ;-) ) a volte il sogno visionario di una persona…

Oggi siamo di fronte ad una piccola rivoluzione tecnologica ed informatica, un inizio talmente piccolo da darlo per scontato. I prossimi 24 mesi vedranno il diffondersi di nuovi terminali di comunicazione con schermi di circa cinque pollici che cercheranno di accompagnarci attraverso la rivoluzione tecnologica chiamata e-strategy. Tentativo su scala mondiale creato con lo scopo di ridurre il digital divide, gap di analfabetismo digitale che sta allontanando molte persone dal futuro…

I terminali portatili rappresentano il metedo migliore per farlo semplicemente perche’ tutti utilizzano i telefonini e prima o poi li dovranno sostituire, se l’offerta sara’ rappresentata solo da smartphone piu’ o meno potenti ovviamente tutti si troveranno con internet nelle mani e si sa che la “curiosita’ uccide il gatto ;-) ”.

Non so se questo inizio sia il metodo giusto per sostenere il divario oppure solo la necessita’ delle aziende di giustificare e sostenere la produzione, di certo sara’ una fase dinamica ed entusiasmante che consiglio a tutti di vivere.